Contributi Inps dei dipendenti all'estero

 

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L'impresa che versi i contributi del dipendente distaccato all'estero sul reddito convenzionale otterrebbe un bel risparmio. Ma gli spazi sono stretti

Il residente in Italia che percepisce redditi esteri ha diritto a detrarre una parte delle imposte pagate all'estero. 
La disciplina la si rinviene nell'art. 165, D.P.R. 917/86 che, attraverso lo strumento del credito di imposta, mitiga la doppia imposizione, ossia il rischio che lo stesso reddito subisca una duplica tassazione da parte dello Stato estero e dello Stato italiano. 
Allorquando il reddito estero derivi da attività di lavoro dipendente, prestata dal soggetto che soggiorni in uno Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni l'anno, il meccanismo del credito di imposta  viene applicato non in base alla retribuzione estera effettiva, bensì applicando il c.d. reddito convenzionale stabilito da decreto Ministeriale, ai sensi dell'art. 51, D.P.R. 917/86. 
Tendenzialmente il reddito convenzionale è inferiore a quello effettivamente percepito dal lavoratore
La Corte di Cassazione si è recentemente soffermata sull'interrogativo se i contributi previdenziali vadano calcolati sulla retribuzione estera effettiva oppure su quella “convenzionale”, laddove in questo secondo caso l'entità del prelievo Inps sarebbe in linea di massima più lieve. Orbene, la Corte ha abbracciato la prima tesi in ordine al versamento dei contributi sui compensi di lavoro dipendente effettivi, negando lo sconto previdenziale di cui beneficerebbe l'impresa applicando il reddito convenzionale ex art. 51, D.P.R. 917/86 anche sul versante Inps (Cass. civ., sez. lav., 06/06/2016 n. 17646). 
Secondo la Corte di Cassazione, nonostante la base imponibile Inps coincida con quella fiscale “ove possibile”, l'operatività del ridetto art. 51 va circoscritta al solo profilo strettamente tributario in quanto legata al concetto di residenza fiscale. 
Inoltre, prosegue la sentenza, il parametro della retribuzione effettiva andrebbe adottato in particolare quando il soggetto assicurato lavori in uno Stato estero col quale l'Italia abbia sottoscritto una convenzione di sicurezza sociale; ed era questo il caso passato al vaglio della Corte. 
Dunque, con tutte le dovute cautele e distinguo, il datore di lavoro con uno o più dipendenti distaccati all'estero, potrebbe valutare la possibilità di liquidare i contributi previdenziali in base al reddito convenzionale, ottenendo con ogni probabilità un sensibile risparmio di risorse finanziarie, verificando preliminarmente l'esistenza e il contenuto dell'eventuale convenzione sottoscritta tra lo Stato italiano e la nazione estera.

(pubblicato su www.prontoprofessionista.it il 02/11/2016)


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